Covid-19 non ti conosco

Oggi vi voglio raccontare di quando ancora il Coronavirus non c’era. Di quando pensavamo che i nostri problemi fossero mostri giganti, insormontabili. Di quando avevamo l’ansia di andare a lavoro, di stare soli in casa. Di quando non c’era tempo per fermarsi a pensare, perché c’era da correre in palestra, piscina, a yoga, a scherma. Di quando ci faceva fatica prendere la bici per spostarsi, che tanto c’è l’autobus. Di quando prendevamo la metro, stretti, stipati, all’ora di punta. Di quando pioveva e ci lamentavamo che non c’era mai il sole in questa città. Di quando c’era il sole ma noi eravamo a lavoro. Di quando prendevamo treni, aerei, navi, autobus, navicelle spaziali, senza pensare. Di quando compravamo per sentirsi felici. Di quando camminavamo, con la testa incollata ai cellulari, “perché scusa ma devo leggere un’email urgente”. Di quando la primavera non ci faceva nessun effetto, non la vedevamo nemmeno. Di quando agli angoli della strada, non ci davamo neppure la precedenza e non ci sorridevamo affatto.

E poi vi voglio raccontare di oggi.

Che la primavera esplode forte e noi ci meravigliamo di un tono perlato, che quasi ci stringe il cuore, come se non lo conoscessimo. Che ci manca il nostro lavoro, che ci rende felici, sì, anche se credevamo il contrario. Che stare soli a casa ci fa sempre paura, ma per altri motivi. Che il tempo per pensare è interminabile. Che ci manca terribilmente l’odore di cloro della piscina. Che sogniamo di sfiorarci le mani e non doverci chiedere scusa con il terrore negli occhi filtrati da mille mascherine. Che se piove un po’ ci piace godere del rumore della pioggia, che strano, chi se lo ricordava più il rumore della pioggia? Che compriamo per paura di avere i frighi vuoti che chissà cosa succede. Che da oggi camminare avrà tutto un altro sapore, magari le gambe le sentiremo davvero muoversi per una volta. Che i cellulari ci servono ancora sì, ma forse ho più voglia di camminare adesso. Che in coda, con i pensieri stipati uno sopra l’altro, ci sorridiamo di gioia, perché infondo ci manchiamo un sacco.


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