Gli impercettibili 5 sensi

In un tempo di riflessione più o meno condiviso, ci troviamo ad osservare in colpevole silenzio, ma con gli occhi vivaci dei bambini che vedono il mondo per la prima volta, oggetti, natura, realtà.

Può darsi che sentiamo il mondo scivolarci sulla pelle con un’intensità diversa, molto probabile direi. Un’intensità quasi impercettibile però. Che buffo come una cosa così intensa da cambiarci il modo di vivere e vedere intorno a noi, possa essere dannatamente impercettibile. Sì perché non ci possiamo toccare. E come negarlo? Non ci sfioriamo da mesi ormai.

Dunque, proprio come il vento che ci sfiora la pelle, adesso dobbiamo abituarci al suo odore. Ma perché mai al suo odore? Che sciocchezza da impressionisti. Eppure dovremo riabituarci a sentirne l’odore, da lontano, perché questa sarà la nostra nuova realtà. Almeno per un po’.

L’odore del vento ci racconterà di abitudini dimenticate, dei biscotti che la vicina sta cuocendo in forno, della festa di compleanno inebriata di quelle rose in quel bel vaso sul tavolo di cucina dell’inquilino del quarto piano, della domenica mattina pane tostato e caffè, di quell’odore inconfondibile che il vento non fa altro che amplificare, portandolo di casa in casa, di finestra in finestra, un vento che entra a raccontarci le nostre abitudine. Dietro una siepe, a qualche terrazza di distanza, il vento ci insegna a gustarci odori nuovi, qualcosa a cui non avevamo mai pensato di poterci affezionare.

Ma qui e adesso abbiamo imparato ancora un’altra volta, che la realtà come flusso percettibile di sensazioni, si sintetizza in elementi che si uniscono con formule inusuali, e che ci costringono a capovolgere l’ordinaria idea dei nostri abusati 5 sensi.


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