L’avete mai ascoltata la natura? L’ultima volta che ho il ricordo vivido di averlo fatto volontariamente, era probabilmente il 1998. Che strano mi fa scrivere una data iniziando con il numero 1. Verosimilmente perché nel 1998 avevo 11 anni. E ricordo Maggio. Maggio era il mio mese preferito. Chissà perché. A nessun bambino piace Maggio pensateci bene. Si è ancora a scuola, l’ultimo mese fatidico prima delle vacanze estive al mare, non è caldo, o almeno non lo è come a giugno, l’aria la sera è ancora freschetta e insomma non ha niente di speciale questo mese, se non fosse per quel qualcosa di strano da spiegare a parole forse. Allora chiudo gli occhi e penso al lontano Maggio 1998. Campo, passi brevi e incerti, occhietti che si aprono vispi come quelli di un gatto nella notte: le lucciole. Sì, è Maggio e andiamo a cercare le lucciole!
Quel mese per me è sempre stato magico così. Forse Maggio era la mia gioia dopo la lunga attesa. E che da bambini non lo sappiamo ancora cosa voglia dire attendere. Abbiamo così tante cose nei cassetti della fantasia che attendere non ci pesa. Diventa un’abitudine dolce. Qualcosa che sappiamo fare senza sforzo.
Maggio 2020, corro in camera, la finestra è aperta, faccio due passi e sento il rumore della natura. Il 1998 mi pervade e mi piomba dentro, così in un baleno senza avvisare. Vedo i campi, quelli dei passi brevi e incerti, vedo la scuola che deve ancora finire, sento il freschetto nell’aria, tutto ad occhi aperti. E allora penso che le lucciole sono magiche, e che son loro che mi hanno riportata indietro al 1998. E penso che il rumore della natura sia bellissimo.
Sorrido, mi infilo i calzoni e scendo.
<Giulia, andiamo a cercare le lucciole.>