La lounge si riempiva a suon di violoncello e viola.
Jack osservava tutti con grande curiosità.
C’era chi scriveva, chi completava qualche strampalato puzzle, bisogna sempre ricordarsi di avere pazienza con quelli, c’erano quelli delle conversazioni filosofiche, quelli sull’ambientalismo, e la discussione spaziava dal cibo alle limitazioni residenziali degli affittuari della settima strada.
Erano perlopiù tutte conversazioni interessanti, che Richard avrebbe accompagnato volentieri ad uno dei suoi pezzi teatrali, musicandolo come si deve.
Ma la curiosità di trovare cibo per le sue orecchie era decisamente troppa, da non lasciare spazio alcuno alla sua urgenza di scrittura. Probabilmente quei ricchi momenti di scrittura sarebbero tornati ancora, beh era decisamente sicuro che la memoria non avrebbe alquanto fallito nel tentativo di ricreare qualcosa di decisamente vicino a quel motivo astratto e lontano da tempi veloci di corse e rincorse dietro a qualche dollaro in più.
Il ritiro di vita si abbandonava ad una canonica benché incommensurabilmente piacevole danza lenta, ritmata nel leggero ondeggiare dell’aria fresca di una mattina di gennaio che timida taglia i pini a metà.
Poi inizi a sentire in lontananza una melodia di Johnny Cash alzarsi nell’aria e senti che è quello il momento perfetto che stavi aspettando.