Un’incantevole melodia riempie l’aria nella grande lounge di fronte l’oceano. Il tempo è scandito dall’alzare ed appoggiare le tazze per sorseggiare dell’ english tea, il mio è sicuramente earl grey, il sapore del bergamotto scivola sulle papille e si perde nei colori del cielo che si dispiegano a specchio nell’acqua.
Un leggero e piacevole chiacchiericcio accompagna il mio lento incedere nella lettura di un tavolo per due sul New Yorker.
Credo che in questa stanza e su questa poltrona ci sia qualcosa di magico. Alzo lo sguardo e fuori davanti a me la linea scura punteggiata di alberi compone la foresta con un primo livello di una sinuosa e a tratti increspata sagoma blu. Sono sempre rimasta affascinata da come le foreste e gli appezzamenti di terra potessero travestirsi di sagome blu man mano che si allontanano da te.
Si perdono i dettagli ma poi in un attimo se ti riavvicini li riscopri subito.
Se avessi una lente di ingrandimento mi divertirei a farne un leggero ondeggiare, un movimento lento e preciso, in una moltitudine di sagome blu che si dispiegano davanti agli occhi.
Mettere a fuoco è generalmente un’arte, a volte diventa un’opera d’arte.
Se si è troppo vicini non si riesce a mettere a fuoco i dettagli, se si è troppo lontani si vedono solo le sagome blu, quindi il gioco diventa molto preciso e specifica è la messa a fuoco, che diventa calma e precisa azione di vita.