Musica per cena

Rimani seduto, nell’angolo in penombra della stanza. La luce giallastra illumina i tuoi pantaloni verdi e la camicia vinaccia. Una bella scelta quei pantaloni a coste larghe direi George, complimenti, il tuo ospite ne rimarrà sicuramente colpito. Timidamente ma senza freno dondoli il corpo, come se le note di Young Americans ti fossero entrate dentro, in un ciclo continuo, circolare, e tu continui a ballare, adesso ti alzi, sempre più forte, intensamente, sposti la sedia. Ti muovi verso la abajur sul tavolo da fumo mid century, la accendi bruscamente. Hai sicuramente bisogno di più luce George, lo sappiamo, vuoi farti vedere ballare da tutti, quanto meno da quelli che si trovano a percorrere il tuo isolato stanotte. Sicuramente darai un bello spettacolo prima che arrivi. La musica si alza bruscamente. Non riesci a trattenerti. Ma cosa fai George? Il tavolo è apparecchiato, tra poco il tuo ospite sarà qui. Togliti almeno le scarpe. La bottiglia di vino no, quella avevi promesso di aprirla durante questa cena. Ma ti ricordi almeno da quanto aspetti questo momento? Davvero non riesci a controllarti? Rovinerai tutto. Smetti di ballare. Ehi!! Mi senti?? George, torna in te. Sono quasi le 20.30. Ma cosa ti succede? Smetti di bere. Adesso è un ordine. Scendi dal tavolo, sistema al meglio i piatti le posate i fiori e le bevande. Aggiusta le luci di nuovo e attendi seduto, con pazienza.

Silenzio.

Il suono del campanello, risuonò nell’atrio delle scale 3 volte. David era alla porta con un mazzo di fiori freschi, i migliori che il negozio all’angolo avesse mai tenuto. Delle gerbere rosse e gialle così profumate erano assai difficili da trovare in giro.

“Ciao George, sembra tutto così immacolato. Grazie di avermi aspettato così a lungo.”

“Ho dovuto solo ascoltare un po’ di musica per uccidere l’attesa, niente di più, ma adesso sono felice che sei tornato”.


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