Krumiri, questo va nel libro di ricette

Il krumiro. Che strano nome, se non si avesse una cultura culinaria, richiamerebbe, e quasi ci ingannerebbe sulla sua origine. Se spengo le papille gustative per un attimo, il krumiro potrebbe essere un guerriero dell’antica Grecia, oppure un simpatico animaletto del Mesozoico. Oppure ancora un particolare elemento architettonico di tipo romanico, magari uno di quegli elementi che solo le guide di storia dell’arte rispolverano la loro esistenza nei lunghi tragitti di esplorazioni culturali.

Invece il piccolo krumiro, dopo aver preso orgogliosamente vita in tutte queste creative accezioni del suo potenziale termine, si rivela essere un semplice biscotto. Scusatemi, non un semplice biscotto, perchè non vi è niente di semplice in un krumiro. Quando semplice è inteso in sfumatura che ne denota superficialità. Il krumiro è altresì investito di un diverso senso di semplicità.

Il krumiro è semplice nel suo sgretolarsi friabile sotto i denti un mercoledì mattina, il krumiro è semplice negli ingredienti che legati insieme lo intrecciano in una spirale di forma. Il krumiro è semplice nel ricordo della confezione di carta che arrivava a casa spedita dalla nonna, spesso per le feste. Il krumiro è semplice quando era intessuto di gocce di cioccolato, che era la novità trovata al negozio di biscotti in fondo alla discesa. Il krumiro è semplice nel ricreare un senso di casa, della tavola apparecchiata con una tovaglia un po’ sgualcita per colazione. Il krumiro è semplice ma inconfondibile nella sua forma. Il krumiro, nonostante quel nome strano che non ne faccia assolutamente pensare ad un biscotto, ogni volta che ne scricchiolo il nome tra i denti lo sento, lo vedo di nuovo, così nitido e chiaramente arricciato sulla sponda del tavolo vicino alla finestra, la mattina a mezzogiorno, che chiama impaziente la compagnia di un caffè macchiato, quando ancora forse ero troppo piccola per bere caffè senza zucchero.

La mia versione di krumiri questa volta, nel Novembre 2023, si allontana per composizione ai ricordi mattutini dei caffe zuccherati dalla nonna, ma si avvicina ai ricordi passati in una versione vegana e decisamente integrale.

Processed with VSCO with hb2 preset

La preparazione che segue è molto semplice e si affida ad ingredienti di facile reperimento in qualsiasi supermercato di città.

180 gr di farina integrale

70 gr di farina di farro

70 gr di burro vegetale

Una banana

Una puntina di vaniglia

50 gr di zucchero di canna

1 cucchiaino di cacao amaro

Mescolare tutti gli ingredienti partendo dalle farine, incorporando la banana matura e mano a mano, impastando con forza il burro vegetale. Finire con vaniglia cacao e zucchero. Impastare quasi fino ad esaurimento energie. Le ultime vi serviranno per spremerne il contenuto.

Utilizzando una Sac à poche se l’avete, io mi sono aiutata con una siringa per panna montata con lo speciale beccuccio “krumiro”, inserite il composto al suo interno e formate dei riccioli di krumiro che adagerete su una carta da forno e cuocerete in forno statico a 180 per 20 minuti. Prova stecchino questa volta da sostituire con crepa del biscotto da tiepido per determinarne la giusta consistenza. Sgranocchia abbastanza?

Con la speranza che vi scricchioli tra le pieghe della mente qualche ricordo di krumiro autunnale, io vi consiglio di infornarli stasera, per averli pronti a mezzogiorno, al richiamo del macchiato.


Leave a comment