Quanto è dolce un marrone fiorentino?

Se per riafferrare un sapore antico utilizzassimo la farina di marroni essiccata in graticci riposti all’interno di seccatoi alimentati con fuoco di castagno, la mescolassimo con 4 cucchiai di miele di tiglio, 2 cucchiai di farina di cocco, 2 tazzine da caffè di cacao amaro in polvere, una di olio di cocco, e se chiudessimo gli occhi, impastassimo fino ad ottenere un composto omogeneo, se formassimo delle piccole palline da riporre in frigorifero per una notte, se il sabato mattina appena svegli, dopo essersi messi i calzettoni di spugna, il pantaloncino da corsa e la maglietta tecnica traspirante, corressimo mezz’ora in estrema libertà nello sterrato che volge sui campi e affaccia sui folti ciuffi verdi, adesso gialli e rossi che si preparano per andarsene via con l’autunno, se dopo averlo fatto ci sentissimo così bene, quella sensazione di benessere che facilmente si spiega in due righe, ne servirebbero almeno tre ma poi perderebbe di sapore alla fine della seconda. Se dopo tutto questo da fare ci sedessimo, versassimo un caffè in tazzina lo macchiassimo freddo a soia o avena e chiudessimo gli occhi, un morso piccolo, un altro un po’ più intenso, proprio deciso anzi, e finissimo addentando quel piccolo marrone scuro, ecco, adesso, sempre ad occhi chiusi, riusciremmo a sentire in un attimo il sapore antico della toscana, perdersi nelle foglie bagnate, nelle scarpe che corrono sincroniche, nella ghiaia verso i campi, nel fresco sterrato e bagnato, nel bosco sotto casa?

Adesso, riesci anche tu a sentirlo, il sapore antico della Toscana?

La protagonista qui sotto, Farina di Marroni, Lunica del Mugello.

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