I pesca biscotti

Ecco, ci sono mangiatori e mangiatori di biscotti.

Ci sono quelli che infilano la mano nella busta incuranti, ne tirano su una manciata e li mangiano uno dietro l’altro. Se li inzuppano o no, questo non vi è dato saperlo, perché per gli avidi non fa alcuna differenza, per loro che non prestano attenzione.
Poi ci sono quelli che prendono solo i biscotti integri, perfettamente composti. Ne prendono uno, poi due, poi tre. Li appoggiano al bordo della tazza e li immergono a piccoli balzi, senza farli ammorbidire troppo. Questi sono i maniacali ma moderati, che hanno bisogno di avere tutto sotto controllo. Ne prendono solo 3 di biscotti, perché si contengono anche nelle gioie mattutine. Beh, di godereccio loro, hanno ben poco.
Poi ci sono quelli che gettano 2,3,4,5, biscotti, tanti quanti ne può accogliere la tazza, riducendo il tutto ad una densa poltiglia di latte macinato. Gli infantili, li definisco così, sono quelli che di crescere non hanno proprio voglia, ma che sciupano quel ricordo di infanzia tanto tenero (della pappa al latte) con l’ignoranza dell’età adulta, la dissilusione.
E poi ci siamo noi, o almeno io, che scegliamo con altrettanta cura i biscotti rotti nella busta, e vi dirò la verità, mi piace prenderli e ricomporli sul tavolo accanto alla tazza, tanto che vengon fuori forme di biscotto insolite e strane.

Prendo quelli imperfetti, quelli rotti, per poter costruire le mie forme perfette, fuori dalla busta.

Li intingo solo leggermente e poi li sgranocchio ancora caldi.