Il giorno dopo si svegliò con la voglia di correre, urlare, cantare al vento senza aspettare il proprio turno, stonando e andando fuori tempo. Proprio non le interessava. Si sentiva leggera. Sentiva di avere un sacco di tempo a disposizione, che il Tempo era lì per lei e che tutti erano lì per lei solo se lo avesse desiderato. Vedeva superfici. Prima ascoltava il verde e il blu che le passavano davanti agli occhi, poi imboccava la strada del celeste, ma le sembrava troppo tenue e ripeteva nuovamente, pedissequamente il blu e poi di nuovo il verde e allora, prendendo confidenza di nuovo, azzardava il turchese e adesso le sembrava geniale come colore, le sembrava una tonalità, la tonalità del suo momento. Tra sé e sé continuava a ripetersi che doveva portare quel turchese un po’ qua e un po’ là. Poi lo sporcava con tinte chiare e veniva fuori qualcosa di dolce. Senza paura dipinse attraverso quel turchese macchiato tutto il giorno. E alla fine si sentì esausta del suo lavoro. Si accese una sigaretta e si mise davanti alla finestra. Contemplava, aspettava che qualcosa succedesse dall’America. Una foglia sulla strada saltellava indietro portata dal vento fino al parcheggio delle biciclette, la moglie del fornaio tornava a casa con la busta piena di cose buone da mangiare, che quasi Gloria assaporava il gusto della farina impastata a mano. Poi il marito di Selene, sempre con quell’aria scocciata anche di domenica sera, quando si suppone dovrebbe essere stata una giornata rilassante e dannatamente libera dagli impegni. Ma le smorfie sulla sua faccia, ormai rughe, raccontavano qualcosa di diverso. Una melodia lontana, il suono di poche note ripetute al pianoforte, magari il dirimpettaio e Natale che si strusciava lieve alla porta. “Beh, che vuoi? Vieni qui, e dimmi che vuoi.” Natale la guardava ancora più stranito, stordito dalle sue parole. “Vorrei…. – sì, vorrei un po’ di coccole” – canticchiava Gloria scimmiottandolo biecamente. Lo prese in braccio e si rimise alla finestra. “Tutto qui?”- borbottò severa. Poi uno schiocco sonoro sulla testolina e Natale si raggomitolò a spirale, godendo del tenero abbraccio.