Riemergere da un lungo sonno. Riemergere in superficie dopo una nuotata lunghissima. Riemergere aprendo gli occhi e strizzandoli alla luce del sole, dopo un inverno interminabile.
Riemergere.
Oggi mi sento di riemergere dopo un periodo di inconsapevole e impagabile confusione. Risulta tutto evidente quando affiora e sporge fuori dall’acqua. Trattenendo il respiro, inconsapevolmente, matura in te una sensazione di stasi coercitiva, vincolando con difficile evoluzione il movimento libero di qualsivoglia sorta.
Riemergere significa liberarsi da tutto questo. Riemergere per apprezzare nuovamente la casualità, il sospiro dei sensi, la colorazione degli spazi vuoti, la presenza incondizionata, la volontà al di sopra delle cose, che ti spinge oltre, quella che ti conclude il pensiero.
Riemergere per liberarsi. Per apprezzare le cose fragili di cui avrai cura e quelle che si sono rotte nel cammino. Riemergere per ascoltare la musica che suona da dentro una finestra a gennaio in una periferia romana, in cui ti chiedi cosa ci stai faceendo lì, ma chiudi gli occhi, continui ad ascoltare la musica e senti il suono del sole che ti accarezza la pelle.
Cosi riemergi.
Sempre.